L'America prepara l'attacco in Siria, la Santa Sede chiede una soluzione pacifica
Il rinvio di Barack Obama non ha fermato i preparativi per un intervento militare americano in Siria, con la portaerei Nimitz che si sta dirigendo verso il Mar Rosso per essere pronta a un eventuale ingresso nel Mediterraneo orientale. Intanto la Santa Sede ha avvertito che un attacco straniero rischia di far scoppiare una guerra mondiale. "La via di soluzione dei problemi della Siria non può essere quella dell'intervento armato", ha ammonito monsignor Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, commentando alla Radio Vaticana l'appello lanciato domenica da Papa Francesco. "La situazione di violenza non ne sarebbe diminuita. C'è, anzi, il rischio che deflagri e si estenda ad altri Paesi", ha sottolineato. De Biase Il nuovo Gromyko - Cau Britannia ruled the world - Ferraresi Le ambizioni ideali dell'America di Obama non più sostenute da un esercito di baionette intellettuali
19 AGO 20

Il rinvio di Barack Obama non ha fermato i preparativi per un intervento militare americano in Siria, con la portaerei Nimitz che si sta dirigendo verso il Mar Rosso per essere pronta a un eventuale ingresso nel Mediterraneo orientale. Intanto la Santa Sede ha avvertito che un attacco straniero rischia di far scoppiare una guerra mondiale. "La via di soluzione dei problemi della Siria non può essere quella dell'intervento armato", ha ammonito monsignor Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, commentando alla Radio Vaticana l'appello lanciato domenica da Papa Francesco. "La situazione di violenza non ne sarebbe diminuita. C'è, anzi, il rischio che deflagri e si estenda ad altri Paesi", ha sottolineato. "Il conflitto in Siria contiene tutti gli ingredienti per esplodere in una guerra di dimensioni mondiali e, in ogni caso, nessuno uscirebbe indenne da un conflitto o da un'esperienza di violenza". Le parole del monsignore sono arrivate all'indomani dell'intervento di Papa Francesco che ieri, nel corso dell'Angelus, ha proclamato per il 7 settembre una giornata di digiuno e preghiera per la pace in Siria, in Medio Oriente e nel mondo.
"Non è mai l'uso della violenza che porta alla pace: la guerra chiama guerra – ha sottolineato monsignor Toso riprendendo le parole del Pontefice – anche perché intrappola i popolo in una spirale mortale. La guerra porta in sé una visione distorta del potere inteso come sopraffazione e dominio ed accentua il pregiudizio che tutti cercano di distruggere gli altri. Su tali presupposti, l'altro rimane sempre un antagonista, un nemico da sconfiggere; non sarà mai un fratello. La guerra non finisce mai e le ragioni della giustizia sono disattese". "Occorre cambiare strada – ha indicato – occorre imboccare senza indugio la via dell'incontro e del dialogo che sono possibili sulla base del rispetto reciproco e dell'amore. Al potere ideologico della violenza che annienta l'avversario va sostituito il potere dell'amore che sollecita alla cura di ciò che è comune".
Washington tuttavia sembra prepararsi all'attacco in attesa del voto del Congresso che potrebbe arrivare già questa settimana. Fonti del Pentagono hanno riferito che dall'Oceano Indiano sta facendo rotta verso ovest, in direzione del Mar Arabico e quindi del Mar Rosso, la squadra navale statunitense guidata dalla portaerei a propulsione nucleare Uss Nimitz. Per ora non le è stato ordinato di raggiungere il Mediterraneo orientale, dove già incrociano sei unità da guerra, ma è stato comunque deciso di farla avvicinare al teatro delle operazioni "nel caso in cui fosse necessario".
Washington tuttavia sembra prepararsi all'attacco in attesa del voto del Congresso che potrebbe arrivare già questa settimana. Fonti del Pentagono hanno riferito che dall'Oceano Indiano sta facendo rotta verso ovest, in direzione del Mar Arabico e quindi del Mar Rosso, la squadra navale statunitense guidata dalla portaerei a propulsione nucleare Uss Nimitz. Per ora non le è stato ordinato di raggiungere il Mediterraneo orientale, dove già incrociano sei unità da guerra, ma è stato comunque deciso di farla avvicinare al teatro delle operazioni "nel caso in cui fosse necessario".
Anche la Francia, il cui presidente Francois Hollande sembra essere l'alleato più convinto di Obama, ha scelto di seguire la stessa via. L'Eliseo infatti sottoporrà ai delegati dei due rami del Parlamento le prove raccolte contro Assad per l'attacco chimico del 21 agosto scorso alla periferia di Damasco.
Dal canto suo la Russia ha liquidato come "assolutamente non convincenti" gli elementi accusatori messi a disposizione dagli Usa: al tempo stesso, però, ha inviato verso la costa siriana, dove già dispone di una base navale, un'unità da ricognizione che ha il compito di raccogliere informazioni in vista di un'offensiva che appare sempre meno evitabile.
Damasco nel frattempo si è rivolta all'Onu, sollecitando il segretario generale Ban Ki-moon e il Consiglio di Sicurezza ad "assumersi la responsabilità" di "impedire qualsiasi aggressione" esterna, premendo invece per una "soluzione pacifica" che oggi stesso l'Iran, suo principale alleato, si è detto "pronto a trovare".